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Il relativismo e il razionalismo sono due modi diversi di affrontare la realtà.
• Il relativismo ci dice che ogni punto di vista ha valore, che la verità dipende dal contesto, dalla cultura, dalla persona. È l’atteggiamento dell’ascolto, dell’apertura, del rispetto per la diversità. Ma se spinto all’estremo, rischia di farci perdere ogni riferimento: se tutto è relativo, niente ha più senso.
• Il razionalismo cerca invece certezze, leggi universali, spiegazioni logiche. Vuole ordine, coerenza, chiarezza. È l’atteggiamento dell’analisi, della precisione, della struttura. Ma se assolutizzato, può diventare rigido, chiuso, incapace di accogliere ciò che sfugge alla logica.

La psicosintesi non sceglie tra i due: li integra.

Riconosce il valore di entrambi. Ci invita a sviluppare una coscienza capace di ascoltare (relativismo) ma anche di decidere (razionalismo). Una coscienza che sappia tenere insieme la pluralità dei punti di vista e la necessità di orientarsi.
Non tutto è vero, ma ogni voce può essere ascoltata.
Non tutto si spiega, ma possiamo cercare senso.

Questa integrazione nasce dal centro psicosintetico, dal Sé, che osserva senza giudicare, accoglie senza perdersi, sceglie senza escludere.
Solo da lì possiamo agire con libertà e responsabilità.

Esempio: un genitore e una figlia adolescente

Una ragazza di 16 anni dice al padre:
“Per me andare a scuola non ha senso. Io voglio vivere secondo le mie emozioni, non seguire regole imposte da altri.”

Il padre può reagire in due modi:
• Se sceglie solo il razionalismo, le risponde:
“La scuola è obbligatoria. La vita reale ha delle regole. Le emozioni non bastano.”
Chiude il dialogo con una posizione rigida, che magari ha una logica, ma non ascolta il vissuto della figlia.
• Se sceglie solo il relativismo, le dice:
“Capisco. Se per te non ha senso, fai come senti. Segui la tua verità.”
Qui ascolta, ma rischia di abbandonare il ruolo educativo, lasciando la figlia senza direzione.

Una risposta psicosintetica invece potrebbe essere:

“Capisco che per te in questo momento la scuola sembri inutile. Hai bisogno di esprimerti e di capire chi sei. Ma proprio per questo, imparare a reggere le difficoltà e trovare un tuo significato anche dentro le regole fa parte della crescita. Possiamo parlarne insieme e trovare un modo per affrontare questo momento senza rinunciare del tutto.”

In questa risposta, il genitore:
• accoglie il punto di vista della figlia (relativismo),
• ma offre anche una cornice, una direzione e una responsabilità (razionalismo),
• da un centro interiore che unisce ascolto e guida (psicosintesi).

Esempio: un cliente che rifiuta di cambiare

Durante una sessione di counseling, una persona dice:
“So che sto male, ma non voglio cambiare niente. Almeno così so cosa aspettarmi. Il cambiamento mi fa più paura del disagio.”

L’operatore potrebbe reagire in due modi estremi:
• Con il solo razionalismo, direbbe:
“Questo è un blocco. Se non sei disposto a cambiare, non possiamo lavorare. Serve volontà.”
Qui la chiarezza è presente, ma manca l’empatia. Si rischia di spingere via la persona proprio quando ha più bisogno di sentirsi accolta.
• Con il solo relativismo, direbbe:
“Capisco, ognuno ha i suoi tempi. Se per te è giusto restare così, va bene.”
C’è ascolto, ma nessun orientamento. La relazione si blocca nel compiacimento.

Una risposta psicosintetica invece potrebbe essere:

“È comprensibile avere paura del cambiamento. A volte restare nel conosciuto sembra più sicuro, anche se fa soffrire. Ma il fatto che tu ne stia parlando è già un movimento. Possiamo cominciare da qui, senza forzare nulla, ma senza perdere di vista la possibilità che qualcosa possa trasformarsi.”

Questa risposta:
• accoglie l’emozione senza giudicarla (relativismo),
• offre uno spiraglio di direzione e fiducia nel processo (razionalismo),
• e si pone in un centro saldo, che tiene insieme compassione e sviluppo (psicosintesi).

In questo modo, l’aiuto non diventa né imposizione né compiacenza, ma presenza attiva che sostiene il potenziale evolutivo, anche nei suoi tempi lenti o contraddittori.

Nel dialogo tra relativismo e razionalismo, la psicosintesi ci invita a non scegliere uno contro l’altro, ma a riconoscere in entrambi una funzione utile, da armonizzare. Solo un centro interiore consapevole può accogliere la complessità del mondo senza perdersi, e dirigere l’azione con discernimento senza chiudersi.

Come scrive Roberto Assagioli:

“La sintesi non è un compromesso tra opposti, ma un loro superamento in una unità più alta.”

Ed è proprio da questa unità che può nascere un accompagnamento autentico, una guida sensibile ma ferma, un ascolto capace di trasformare.

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