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Dalla cura dei testi all’incontro con le storie

La scrittura accompagna il mio lavoro da molto tempo. Prima di arrivare al romanzo, ha preso forma nella cura di testi dedicati allo shiatsu, nella saggistica e nei manuali legati alla mia esperienza professionale. In questo percorso ho imparato quanto lavoro richieda una pagina perché possa raggiungere chi legge: scegliere una parola, rendere comprensibile un passaggio, rispettare il pensiero dell’autore, riconoscere ciò che merita un approfondimento.

L’esperienza come curatore di testi di shiatsu mi ha formato anche in questo senso. Mi ha insegnato a rileggere, a interrogare le frasi, a cercare una corrispondenza tra ciò che si vuole comunicare e ciò che arriva al lettore. Una cura che ho portato nella scrittura dei miei libri e, successivamente, nella narrativa.

Lo shiatsu è parte di questa storia editoriale e del mio modo di incontrare le persone. La pratica mi ha abituato a prestare attenzione al corpo, ai gesti, ai tempi e alla qualità della presenza. Sono esperienze che contribuiscono al mio sguardo anche quando scrivo: mi rendono sensibile a ciò che un personaggio esprime attraverso un movimento, un’esitazione, una vicinanza o una distanza.

Il counseling mi ha portato a confrontarmi con le parole attraverso cui le persone raccontano la propria vita. Nei colloqui si incontrano dubbi, cambiamenti, difficoltà di scelta e tentativi di ritrovare una direzione. Si scopre quanto possa cambiare il significato di un’esperienza quando troviamo il modo di raccontarla, oppure quando qualcuno ci restituisce una domanda che non ci eravamo ancora posti.

Questi temi emergono anche nel mio primo romanzo, Zona Bianca. La memoria è negli incontri. Juana e Marco attraversano eventi che mettono alla prova i loro riferimenti, il loro rapporto e la possibilità di riconoscersi. La guerra entra nelle loro vite e le trasforma. Dentro quella frattura continuano a esistere scelte, gesti di solidarietà e incontri capaci di aprire una strada.

Scrivendo, ho lasciato che queste domande prendessero forma nelle vicende dei personaggi. Come si continua quando qualcosa si spezza? Che cosa significa tornare a casa, se nel frattempo siamo cambiati? Quanto contano gli altri nel modo in cui ricordiamo chi siamo?

Anche la chirologia appartiene al mio percorso di ricerca e di scrittura. Mi accompagna la domanda sul rapporto tra le caratteristiche personali, l’esperienza e le possibilità di scelta. Nel romanzo questa ricerca incontra l’immagine della pagina bianca: uno spazio che possiamo ancora scrivere, pur dentro condizioni che spesso non abbiamo scelto.

Il desiderio di inventare una storia era presente da tempo. Per cominciare ho dovuto concedermi la possibilità di passare dalla saggistica alla narrativa, di affidarmi a personaggi e situazioni di cui scoprivo progressivamente gli sviluppi. Ho portato con me l’attenzione maturata nella cura dei testi, le letture, i viaggi e l’esperienza degli incontri.

Oggi riconosco nella scrittura un luogo in cui queste parti del mio percorso possono dialogare. Nei saggi cerco parole precise per condividere conoscenze ed esperienze; nel romanzo esploro ciò che accade alle persone quando la vita le sorprende, le divide o le costringe a ricominciare.

Scrivo per dare forma a ciò che osservo e per scoprire che cosa ancora mi sfugge. Poi il testo raggiunge altri sguardi, suscita domande, riceve interpretazioni che non avevo previsto. Anche così, attraverso la scrittura e la lettura, un incontro continua.

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